Mac App Store, perché l’ho cancellato

Il tuo mac è mio. Questo è il succo di Mac AppStore. Lo scopo ultimo di questa mezza rivoluzione è proprio quello di blindare completamente l’installazione degli applicativi nei vostri mac, allo stesso modo di come avviene per iPhone, iPad e iPod. Il perché è presto detto, dopotutto Apple incamera il 30% di ogni applicativo venduto attraverso il suo bazar, ora finché si tratta del giochillo tipo Angry Birds per cervelli inferiori posso anche capire che lo sviluppatore sia pronto ad accettare il ricatto di Apple pur di avere una visibilità garantita e di evitare tutte le grane inerenti ai metodi di pagamento, al hosting online e compagnia bella.

Lo sviluppatore però, oltre al summenzionato 30%, deve accettare tutta una serie di regole che vanno sotto il nome di Mac App Store Review Guidelines (PDF), in caso contrario cala la scure di Cupertino e l’applicazione non ce la farà ad andare nello store. Alcune delle più assurde, a mio avviso ovviamente:

  • Niente beta, demo o trial: questa è terribile. insomma l’utente la deve comprare per forza, altrimenti si richiede lo sforzo mentale all’utente (che ricordiamoci, è l’utente tipico moderno Apple) di andare a cercare il sito dello sviluppatore e cercare, eventualmente, una demo scaricabile. Altrimenti deve prima comprare, basandosi sui pareri di autorevoli opinionisti quali neurogeek84 e giovanegiovenca65 che hanno dato 5 stelle al software in questione.
  • Se esistono altre applicazioni duplicate, in particolare se ce ne sono molte: prima di tutto mi piacerebbe quantificare “molte”. Sono 159? 321? 1366? Duplicate poi in che senso? Cioè un client FTP è duplicato anche se un secondo ha FTPS, gestione dei bookmark e gli altri no?
  • Apps che utilizzano tecnologie deprecate o installabili solo facoltativamente (ad esempio, Java, Rosetta) saranno respinte: non sono mai stato un grande fan di Java per applicazioni desktop ma escludere del tutto la possibilità di utilizzarlo mi pare un comportamento quanto meno di stampo fascista.
  • Contiene metadati che menzionano qualunque altra piattaforma informatica: insomma esistiamo solo noi e agli altri non bisogna dire nulla. Più o meno come avviene su iPad la censura di articoli di Wired che trattano il tema Android, la stessa censura che cala il suo sipario quando Madonna compare nella copertina di un magazine con un capezzolo di fuori. E’ porno, a Jobs non piace. Eppure sono convinto che da giovane, come tutti i maschietti, ci abbia dato dentro, anche da solo.
  • E’ simile a prodotti Apple oppure applicativi inclusi nel Mac, incluso il Finder (addio muCommander), iChat (Adium?), iTunes e Dashboard: non ti permettere di copiarci o peggio, di migliorare quella fetecchia del Finder oppure quell’inutilità di iChat, men che meno Facetime, programmi di backup che siano simili (ma funzionanti) a Time Machine. Insomma, se c’è nel Mac o lo fa Apple non potrai farne uno simile. Questa è serissima e chiude molte porte. Insomma Adobe ed i suoi prodotti sono tagliati fuori quasi subito, anche se non credo che volessero nemmeno entrare, ma di questo parleremo più avanti.
  • Contiene al suo interno uno store proprietario per distribuire altro software, ad esempio codec audio, video, ecc: chiarissimo, ogni cosa dovrà passare come “singolo item”, se voglio un codec o più in generale, un componente software, ogni componente è da considerarsi come una singola transazione, ovvero genera il famoso 30%.
  • Il tuo gioco ritrae immagini realistiche di persone o animali uccisi o mutilati, fucilati, pugnalati, torturati, o feriti: addio giochi FPS, noi vogliamo solo giochi con fiorellini, nuvolette tonde bianche, qualche teletubbie e al limite un cane che urina su un albero.

Questo è solo un estratto di alcune che, almeno a me, hanno fatto ridere o arrabbiare. Ma questo non è che l’inizio, il rilascio di questo AppStore con ancora OS X 10.6 Snow Leopard in giro è proprio voluto con il fine di abituare gli ute(o)nti a fidarsi del meccanismo, a pagare sempre, insomma ad usare l’AppStore come unico canale per la distribuzione software sul proprio Mac. Alcuni sviluppatori (quali ad esempio Pixelmator) dichiarano di aver migrato completamente la propria distribuzione su AppStore, niente più download o acquisto via internet. Solo via AppStore. Però su AppStore non ci possono essere demo, quindi lo sviluppatore tiene aperto il sito per offrire una demo, che a sua volta però non è scaricabile da AppStore, insomma, se non si è capito, si prende per il culo l’utente. Compra e nel caso non ti piaccia, cestinalo.

Poi c’è il problema delle “applicazioni simili a quelle Apple”, questo preclude qualunque applicazione che possa rivaleggiare con iPhoto, iMovie, iWork, iWeb e via dicendo, insomma, con una sola riga di contratto abbiamo segato Adobe, Microsoft, Oracle e simili.

Dulcis in fundo, alla fine del documento troviamo un paragrafo che potrebbe benissimo essere uscito dalla penna di Jobs:

Thank you for developing for Mac OS X. Even though this document is a formidable list of what not to do, please also keep in mind the much shorter list of what you must do. Above all else, join us in trying to surprise and delight users. Show them their world in innovative ways, and let them interact with it like never before. In our experience, users really respond to polish, both in functionality and user interface. Go the extra mile. Give them more than they expect. And take them places where they have never been before. We are ready to help.

Che amabile paragrafo. La verità però è molto diversa. La verità è che questo è il primo step per controllare il vostro Mac. Così come avviene con iPhone, iPad e iPod.
Se a Jobs non va che si veda un capezzolo su un magazine questo va censurato. Se a Jobs non va che un magazine scriva su Android questo va censurato. Se a Jobs non va l’idea che un applicativo possa essere simile ai suoi questo va rimosso. Se a Jobs non va che una tecnologia permetta la visualizzazione delle pubblicità questa va deprecata.
Per ora tutto questo si può evitare, le applicazioni sono liberamente installabili anche da altre fonti e non bisogna per forza comprare nello scintillante AppStore.
Eppure ho come l’impressione che presto, magari da 10.7 Lion, si possa arrivare a blindare l’installazione di applicativi sul vostro Mac, precisamente come accade con iPhone e iPad, che tanto hanno arricchito Cupertino negli ultimi anni, molto più di anni di lotta per quote di mercato nel settore computer. Potrebbe persino spuntare la pubblicità di iAd nei vostri sistemi desktop, sarebbe quasi ironica la cosa, quasi come dover eseguire un “jailbreak” per installare applicazioni non insignite di bolla papale su AppStore.
Tempo di cominciare a pensare con che OS formattare i nostri Mac.

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