Cosa blocca l’innovazione? La proprietà intellettuale!

Pare che qualcuno, con le mani nelle leve decisionali, abbia iniziato a porsi alcune domande interessanti sulla tecnologia e relativa innovazione, ad esempio gli americani, chiedendo pareri ai comuni cittadini attraverso il proprio sito.
Un articolo su Groklaw prende in esame la domanda ed arriva proprio diretto al punto, ovvero che per accelerare l’innovazione è necessario rivedere il concetto di proprietà intellettuale.
Ora stiamo vivendo un’era in cui le grosse corporazioni si danno mazzate miliardarie, a suon di avvocati, per presunte violazioni sul codice software, sulle sue funzionalità, su quante dita si possono usare per scorrere una finestra su un touchpad, si è arrivati persino al paradosso di permettere ad un’azienda di brevettare, ad uso esclusivo, la parola “libro” e “faccia”.

L’articolo prende in esame il caso di Android, appena una piattaforma diventa un successo ecco che i mostri iniziano a farsi cause a vicenda, il processo innovativo s’inchioda perché se vuoi implementare questa o quella funzionalità dovrai pagare royalties salatissime, e se le possono permettere solo gli altri mostri, uno che cerca di partire da zero non ha proprio verso di iniziare, a meno di non ipotecare anche la mamma in banca, dopotutto non tutti hanno oltre 100mln di euro da spendere come i nostri presenti e passati gestori del portale italia.it.
Invece da noi, come in buona parte d’europa, tassiamo i supporti dati, inventiamo leggi per disconettere chi condivide dati, tracciamo chi si collega alla singola wifi di un bar, che abbia o meno commesso un reato.
Ora pare che dall’altra parte dell’oceano stiano per riprendere un pò di vigore (anche perché l’asia avanza troppo no?), noi europei invece che fine faremo? Tasseremo gli abbonamenti ISP come chiede debenedetti? Andremo avanti a stanziare centinania di millioni per contributi all’editoria? (il milleproroghe stanzia 100mln in più oltre alla cifra già stanziata, ma dare i soldi alle aziende più tecnologiche pare brutto?) Oppure ci toccherà cercare le cose su gogol o risentire rutelli col suo video su italia.it?

Tutto questo accade negli USA ovviamente, da noi mai e poi mai la classe dirigente si sognerebbe di rivolgersi ai cittadini, provate a cliccare la sezione contatti del nostro governo ad esempio, si possono solo “richiedere” informazioni, non offrire, è una comunicazione unidirezionale, confrontate con questa pagina, oppure quest’altra, anche se mi rendo benissimo conto che c’è dell’ironia in tutto questo, dopotutto si tratta dello stesso paese che ha usato metodi bizantini contro wikileaks, reo di aver messo il re in mutande, pubblicamente.

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