Lambert, il leone tenerone

Il riferimento al noto cortometraggio Disney è voluto e spiegherò tutto, tempo al tempo.

Fino a qualche settimana fa non avevo la minima intenzione di aggiornare il mio mac con l’ultimo felino di Cupertino. Avevo visto la presentazione “Back to the Mac” e mi aveva lasciato quantomeno perplesso.

Eppure, quando finalmente divenne disponibile non ho resistito al richiamo, al ruggito del marketing spietato, ed eccomi lì a versare il modesto obolo e a scaricare il malloppone di 3.45Gb.

Mentre la rete aziendale scaricava a 5MB/s mi sono preso il tempo di leggere una dettagliata recensione su Ars Technica, forse avrei dovuto leggere con più spirito critico e non animato dall’eccitazione che pervade l’uscita di una major release di OSX, memore dei tempi di 10.4 che sembrava veramente fantascienza a confronto con il resto del mondo.

L’installazione è andata via liscia e veloce (SSD!) e nel giro di qualche minuto mi sono trovato dentro 10.7 con il mio profilo perfettamente inalterato.

Si comincia con lo scroll di mouse e trackpad invertito e già mi infastidisco, mi sforzo di pensare (e sperare) che si possa cambiare l’impostazione e difatti si può, bisogna disabilitare lo scrolling “Natural”. Ma secondo voi, dopo più di dieci anni con lo scrolling in un verso, quale è quello naturale? Secondo Apple pare che sia quello che devi imparare da capo.

Primo impatto, quanto grigio, è tutto grigio. Grigiore ovunque. Non sono mai stato un fan del look standard di Acqua con quei bottoni colorati e le scrollbar scintillanti, infatti ho sempre preferito il look Graphite. Qui però hanno esagerato, se prima bastava un colpo d’occhio alla barra laterale del finder ora bisogna proprio fermarsi per riconoscere bene l’icona perché a primo sguardo sono tutte uguali. Stessa cosa per iTunes, Mail e via dicendo. Le uniche applicazioni a ritrovarsi valangate di colori sono Calendar e Address Book, a dire il vero troppo colore, uno stile quantomeno puerile. Inguardabili e si abbinano con tutto il resto dell’OS altrettanto bene di un rutto ad una cena di gala.

Seconda nota dolente, più seria. Exchange ha smesso di funzionare. Niente, no posta, no calendari, no contatti e visto che i sysadmin non hanno aggiornato i sistemi nella mezz’ora che ho impiegato per installare 10.7 direi che non c’è molto da girare per trovare il problema. “Eccellente Smithers” (cit.).

Passo a guardare le nuove gestures, una discreta quantità, alcune esoteriche da saluto segreto massonico come le tre dita più pollice per Launchpad, tre dita lì, quattro qui, due là…sono il primo a difendere i trackpad Apple e le gestures, ma ora si sta esagerando, ci sono più gestures che fatality di Mortal Kombat, per fortuna si possono disabilitare.

Torno al Finder per identificare le nuove icone, “All my Files” è una funzione che ha la presunzione di dare per scontato che non sappiate organizzare i vostri documenti, archivi e immagini, tutto viene accastatato usando i metadati dei files e separati come Pictures, Documents, Presentations, Programming e così via. Consuma anche una discreta quantità di risorse mentre processa il tutto, alla faccia del risparmio energetico. Un colpetto alle preferenze e sparisce per sempre verso l’oblio.

AirDrop, una sorta di P2P per scambiare files tra due mac, s’intende che entrambi abbiano 10.7 naturalmente. Trascini il file sul computer di un’altra persona, a quello compare un pop-up che gli chiede se vuole file, accetta, file spostato. C’è poco altro da dire, non ne capisco molto il senso visto che Bonjour e la Public folder esistono da sempre ma pare che sia più carino da vedere. La parte buffa è che entrambi i mac devono avere il finder aperto su AirDrop affinchè si possano vedere, mi auguro che sia un bug perché se è una feature siamo messi malino quanto a utilità…Sub iudice fino a quando non lo userò, e ciò potrebbe voler dire che dovrei aspettare che diventi utilizzabile attraverso patch varie. Intanto lo levo, anche questo per fortuna si può disabilitare.

Sono scomparse dal Finder anche le vecchie Smart Folder di default, poco male, mai usate, avevo le mie e sono ancora lì. Dopo aver più o meno sistemato il Finder in modo da renderlo utilizzabile passo ad altro, Launchpad.

Launchpad l’ho odiato da subito. L’ho odiato perché Apple, in classico suo stile, ha ben pensato di forzare la rimozione della folder Applications dal dock, così da costringere gli utenti ad usare quel aborto di Launchpad. Mi chiedo per quale assurdo motivo qualcuno possa pensare che quel coso sia più comodo, veloce e pratico della classica folder Applications sul dock, dove mi basta un click e un colpo di rotella per avere tutto a portata di mano. Su Shitpad invece la prima pagina è dedicata alle applicazioni Apple, il resto per i poveracci e per passare da una pagina all’altra ecco di nuovo la gesture. Via dal dock e ripristino della cara vecchia folder Applications.

Full screen applications (col cavolo che chiamerò “app” i programmi), ma per quale assurda ed incomprensibile ragione dovrei usare uno schermo da 24″ per una sola applicazione? Specie quando, per anni, le Human Interface Guidelines, redatte da Apple stessa, hanno sempre sconsigliato l’uso del fullscreen, anzi, il fatto che ci fosse tale possibilità su Windows era fonte di derisione. Altra funzione nuova che non userò, è un monitor da 24″! Non un iPad da 10″!

Che dire…per ora andiamo male. Mai provato uno sconforto tale con una release di OSX, provo a vedere se Mission Control riesce a migliorare la situazione, ma già dal nome, e da quanto avevo visto al keynote, mi aspetto il peggio.

Difatti è così. Non è peggio, è veramente Il Peggio di tutto 10.7, gli spaces non sono più disposti a croce ma in linea. Io uso tanto i shortcut da tastiera e prima ne bastava uno per spostarmi quasi ovunque. Ora serviranno più pressioni per spostarsi a distanza di due workspace, altrimenti tocca reimparare ed usare ctrl più i numeri, oppure cliccare sull’icona del dock. Inoltre non si possono spostare, ed è una cosa che spesso mi capita di dover fare mentre uno lavora e segue attività differenti. Inoltre, prima gli space erano ben visibili, anche le applicazioni aperte ben visibili, ora è tutto un thumbnail unico, bisogna sforzarsi per capire dove cavolo sta quel terminale uguale agli altri tre sparsi in giro. Anche il dashboard è diventato uno space invece di una sovraimpressione, quest’ultimo per fortuna si può rimettere com’era prima. E’ pur vero che Spaces + Exposé andavano unificati in qualche modo ma resta l’impressione che bastava poco per rendere l’uso più ergonomico, ad esempio poter spostare gli spaces sarebbe stata una gran cosa.

Ciliegina sulla torta, la scomparsa di iSync. Io, povero scemo con un telefono che uso per telefonare, non potrò sincronizzare il mio superato Nokia E65, c’è anche da dire che questo genere di telefoni è destinato a scomparire in tempi brevi ma uccidere di colpo il supporto è comunque una brutta mossa.

Qualche nota positiva ovviamente c’è, le scrollbar hanno finalmente smesso di essere un pugno negli occhi e per quanto mi riguarda potrebbero anche scomparire per sempre. Mail ha un layout finalmente degno di un programma utilizzabile, il baco di (s)exchange verrà sicuramente sistemato, il look “tutto grigio” di cui parlavo prima alla lunga diventa piacevole, c’è meno casino in giro a distrarre da ciò che conta veramente. La funzione Resume riporta le applicazioni precedentemente chiuse nel perfetto stato in cui si trovavano, a volte dà fastidio perché se l’ho chiusa è perché la volevo chiudere e avevo finito di lavorarci, altre volte è comodo proprio perché ci si ritrova dove si aveva lasciato tutto. Purtroppo non c’è ancora modo per i calcolatori di indovinare cosa vogliamo in quel momento.

Con questa release Apple ha voluto migrare tanti paradigmi dei suoi iCosi sul Desktop e credo che il mio pessimismo arrivi tutto da questo problema, quindi tutto il mio astio è dovuto solo a me, come si legge nell’articolo di Ars l’elenco delle novità sotto al cofano e lunga e molte di queste richiederanno anni prima di trovare larga diffusione, prima tra tutti l’autokill dei programmi, i local snapshots, il resume delle applicazioni, il versioning di un documento in corso di scrittura. Le novità sono tante ma non sfruttate a pieno, per ora.

Insomma, la mia impressione è che per ora il leone si è dimostrato un felino senza una precisa identità, a metà strada tra computer e device mobile, sia mai che come Lambert, prima della fine della puntata, non diventi un leone per davvero.

Ora che ho scritto l’ennesimo articolo su Lion che si trovano in rete posso smetterla di farmi problemi e tornare ad usare un computer per quello che è, un semplice sistema che risolve i miei problemi.

 

 

 

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