Patents and Intellectual Property, Oracle vs Google

Oracle vs Google, capitolo finale.

Oracle accusa Google di aver infranto, consapevolmente, una serie di copyright relativi a Java, originariamente depositati da Sun Microsystems, ma che dal gennaio 2010 fanno parte della vastissima collezione personale di Oracle.

Originariamente avrebbero dovuto essere 7 brevetti ma 5 sono stati rigettati dallo US Patent and Trademark Office (USPTO), i due rimasti in piedi riguardano problematiche quali l’inizializzazione di array statici in Java VM all’interno del bytecode, tanto per citare un esempio.

Per farla breve, secondo Oracle, ed i suoi avvocati, il seguente costrutto

String[] myString = null;

non è il punto del contendere. Oracle non si è puntata contro l’utilizzo del linguaggio Java, e nemmeno potrebbe, quanto piuttosto nell’utilizzo di alcune API originali di Sun che, a suo dire, sono state prese e ricopiate pari pari, come vediamo nel PDF che Oracle (cfr. slide 65) ha usato nel dibattimento di apertura, Google ovviamente sostiene che non è così e che le API sono state riscritte, che partecipa al Java Community Process ed infine che hanno agito secondo il “fair use”…personalmente ho i miei dubbi e credo sempre che “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”, “don’t be evil”, certo.

Qui non c’è niente di simile al caso Sun Microsystems vs Microsoft, in quel caso Microsoft era stata accusata di aver esteso la Sun JVM con istruzioni proprietarie, la solita strategia Embrace-Extend-Extinguish insomma, per fortuna Microsoft perse, la questione qui è che Google ha, preumibilmente, scopiazzato le API.

Onestamente la vedo difficilissima per Google, per quanto mi possa stare antipatica l’azienda di Larry Ellison (vi siete mai chiesti per costa sta l’acronimo Oracle? :)) sembra proprio che, per la fretta di combattere Apple, Google abbia liberamente, ma sopratutto consapevolmente, scopiazzato codice, sempre che le email prodotte nel PDF sopra elencato siano vere. Anche per quanto riguarda Google si può trovare online l’opening statement (Groklaw), qui vediamo alcuni esempi specifici di API riscritte, ma comunque mi sembra che Google stia puntando a far passare queste API come parte essenziale fondamento del linguaggio stesso invece estensioni del linguaggio (cfr. slide 10).

Personalmente non saprei dire come voglio vedere finire la vicenda, mi fa leggermente ridere anche la giuria selezionata (fonte Ars Technica):

  • un fotografo in pensione
  • una commessa
  • una segretaria
  • un autista di autobus
  • un idraulico
  • un consulente finanziario
  • un postino

Io, che studio e campo di informatica da un ventennio, ho fatto non poca fatica per capire bene il contendere tra le due aziende, mi chiedo come i personaggi sopra elencati possano anche solo ideare il concetto di API, mi chiedo anche se abbiano mai visto almeno due righe di codice, eppure si trovano a decidere su una questione che potrebbe avere delle ripercussioni vastissime.

Se la vicenda vi interessa potrete seguire in dettaglio, e praticamente in diretta, il tutto su Groklaw.

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