Ancora sulla morte dei personal computer

Mi sembra che ci sia ancora qualcosa da dire sulla tanto chiaccherata morte dei PC. E’ pur vero che non sono un sostenitore di Windows 8, ma da qui a dare tutta la colpa del crollo delle vendite dei classici PC (e con PC includo anche i Mac) a Windows 8 non è corretto.

Negli anni ’90 non si faceva altro che parlare di “thin client”, “network computing”, archittetura client-server, etc. Poi è successa una rivoluzione. E’ successo che il computer di casa è diventato l’hub multimediale di tutta la vita digitale.

Ecco quindi che tutto il concetto di “thin client” perde completamente senso, ci volevano macchine sempre più robuste, specie quando si tratta di gestire le fotografie, digitalizzare intere collezioni di CD e, per i più avventurosi, manipolare i video della propria vacanza.

Successivamente è esplosa la rete, nel frattempo i computer sono diventati abbastanza potenti che anche sistemi “entry level” permettono di gestire le operazioni della maggior parte degli utenti, tanto da arrivare ai netbook con hardware minimale e la voglia di vendere ha riempito le case di desktop e portatili più o meno potenti.

E’ qui che casca tutto. Per quale razza di motivo si dovrebbe cambiare il proprio portatile o desktop, anche se di quattro anni fa, per una macchina nuova che, diciamolo francamente, offre molto poco in termini di fruibilità aggiuntiva? Semplicemente non esiste il motivo. Una macchina che era in grado di far girare quel disastro di Vista è ancora tranquillamente in grado di far girare Windows 7 o 8. Idem per i mac. Qualunque iMac o Macbook, anche del 2007, è tranquillamente utilizzabile con le ultime iterazioni di OS X. Lascio stare momentaneamente Linux che rimane pur sempre materia da adetti ai lavori, anche se non come una volta.

Oltre a mancare la necessità hardware manca anche quella software. Sono anni che non succede nulla di veramente rivoluzionario in ambito PC, le ultime rivoluzioni sono appunto il multimedia e la rete.

E’ il solito riciclo. Prima si voleva spostare tutto dal client al server, poi si è spostato tutto sul client, ora infine si torna a spostare tutto nei server, attraverso la rete. I consumatori si sono adeguati e le modalità di accesso all’informatica stanno radicalmente cambiando.

Ad alcuni non piace sentirlo, ma qualche anno fa “qualcuno” (e i suoi collaboratori) predisse tutto ciò parlando di era “post PC”. Molti, incluso chi scrive, trovò l’affermazione un po’ parossistica, tanto da sembrare solo un’incitazione a salire sul carro dei tablet e telefoni.

Più che post PC io parlerei di “post Internet” perché ritengo sia quest’ultima ad aver modificato le abitudini personali, ma la sostanza non cambia di molto.

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