Privacy, muovetevi, è ora

A quanto pare inizia l’operazione per screditare il Datagate, Snowden. Un po’ come è avvenuto per Wikileaks. Si vedono sempre più spesso articoli che cercano di far passare Snowden come una “marionetta” imbonita ad arte da questo o quel governo. Ora anche qualche libro [Amazon].

La verità è che gli US (e i loro stretti alleati anglofoni come UK, AU, NZ) spiano da tanti anni, vedi Echelon. Chissà quante volte hanno rubato segreti industriali ed economici per i propri scopi. (Il consorzio Airbus? La Petrobras? Le banche estere?)

La parte più ignobile di tutto ciò è che gli US considerano un attacco informatico come casus belli per una dichiarazione di guerra. Se non ci credete leggete qui [NY Times] e qui [Wikipedia]. Come si sarebbero comportati se a spiare gli US fosse stata la Germania? O la Russia? Non prendiamoci in giro, non sarebbe certo finita a vino e tarallucci.

PRISM è solo l’ultimo arrivato, insieme a XKeyScore, Tempora, tanti nomi per una cosa sola: spionaggio. Gli atacchi terroristici del 9/11 sono stati poi il volano perfetto per permettergli di fare quello che vogliono nella misura in cui vogliono.

La parte più ripugnante di tutto è sentire i proclami fasulli di Google, Facebook, Microsoft, Apple e tante altre che cercano di apparire indignate. Primo perché lo sapevano benissimo e secondo perché anche loro non fanno nulla di diverso da quello che fanno gli spioni con hamburger e mitra. Il profilamento di massa degli utenti al fine di veicolare pubblicità e contenuti è il loro scopo ultimo. Basta leggere un’EULA [Wikipedia] qualunque per rendersene conto.

Anche il relativo silenzio, o le proteste di facciata se volete, delle nazioni straniere non deve stupire. Non mi sorprende che il primo paese straniero per numero di richieste di dati sia proprio la Germania. Il campanello d’allarme mi è sorto all’epoca del caso di Meredith Kercher quando si venne a sapere che Guede era stato incastrato da una conversazione su Skype.

Non sono così naive da pensare che possa esistere l’anonimato assoluto, non giro per casa con un cappello d’alluminio. In fondo l’anonimato assoluto non esiste in nessun modo. Casa nostra ha un numero civico, l’automobile ha una targa, il numero di telefono è registrato, insomma l’anonimato completo non esiste.

Ma esiste la privacy (ed è un diritto!) e oggi ci sono tutti gli strumenti del caso per poterla ottenere. Un metodo consiste nel pagare una delle tante aziende che offrono servizi VPN [Wikipedia], i costi sono drammaticamente diminuiti negli ultimi anni (si va da 30€/anno fino a 80€/anno) e ci permettono di uscire online con un ip che non è quello che il nostro provider ci ha assegnato. Molto comodo anche quando si tratta di accedere a servizi che, spesso per motivi puramente commerciali, non possiamo usare. Netflix? Hulu? Zatoo? The Pirate Bay? (che non è usato solo per condividere materiale protetto da copyright, esiste anche questo ovviamente, com’è vero che al mondo esistono i ladri).

Un’altra alternativa del tutto gratuita, affidabile e ormai collaudata è TOR [The TOR Project]. Da un punto di visto prettamente tecnico è una sorta di rete Peer-to-peer di internet. Quando si manda una richiesta ad un sito tutto il flusso di dati viene sminuzzato in tanti piccoli pezzetti che fanno percorsi differenti, in modo che nessun nodo della rete possa avere un’idea precisa di chi ha chiesto cosa a chi. Semplicemente non si può ricostruire (a meno di non essere un nodo di entrata o uscita, ma qui il discorso si fa più tecnico). TOR è di semplice installazione e multi piattaforma, non ci sono scuse per non averlo.

Da notare che alcuni siti non gradiscono le richieste che arrivano da un nodo TOR, ad esempio Google (ma va? che strano, non vi possono profilare e quindi si incazzano). Io vivo ormai benissimo con DuckDuckGo.

L’ideale sarebbe usare entrambe le opzioni, una VPN e TOR insieme, resto dell’idea che non sarebbe rintracciabile a meno che non abbiano dei seri motivi per farlo e nel qual caso probabilmente lo meritereste pure. 🙂

Certo è che parlare di privacy ad una folla di persone che riversa la propria vita (e quella di altri a loro insaputa) su Facebook ha poco senso, ma per quelli che ci tengono al proprio spazio è ora di darsi una mossa, non tutti i buoi sono scappati dalla stalla.

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