Professionisti: Fuga da Apple

Tempi duri per gli utenti Apple.

Utenti Apple intesi come utenti di computer e non gadgettomani all’inseguimento del nuovo telefono o tablet, i device perfetti e ormai pensati per poter correre dietro a Mario o catturare qualche mostriciattolo nel giardino di casa. Cose importanti insomma.

Non è un segreto che Apple abbia unificato le divisioni iOS e MacOS (OS X) e non è nemmeno un segreto che le risorse dedicate allo sviluppo dei sistemi operativi desktop siano sempre meno.

Lo stesso dicasi per gli sforzi profusi alla piattaforma Mac in generale. Sempre meno desktop, portatili sempre meno innovativi, hardware sempre più blindato, saldato, datato e con prezzi che ormai sono difficilmente giustificabili.

Fino a 3/4 anni fa il gap di 500/800€ con un corrispettivo Windows era giustificabile, quasi esclusivamente per colpa del sistema operativo. La piattaforma di Redmond era veramente in uno stato terribile, sempre più avvitata in una spirale di bug, difetti, interfacce inutilizzabili (windows 8 docet) e poca voglia di innovare.

Il retaggio di Ballmer insomma.

Leaders, leaders, leaders

Poi tutto è cambiato. Apple ha perso il suo leader e Microsoft ha cacciato il suo. Per alcuni aspetti si può dire che se li siano scambiati perché Cook ha tutta la mentalità da “ragioniere” di stampo Ballmer mentre Nadella spinge in là la visione del “cosa possiamo innovare” e “cosa si può rifare o semplificare”.

Apple ha logicamente concentrato tutti i suoi sforzi nella piattaforma che più genera guadagni, iOS. A Redmond invece hanno preso una grossa capocciata contro il muro con Windows Phone e ci si concentra di nuovo nei computer.

I risultati sono evidenti. Il nome OS X è morto ed è ritornato MacOS, ma ormai è sempre più statico nelle idee e sempre più un accessorio, un appendice, verrebbe da pensare quasi “disgraziatamente”, necessario al funzionamento degli iDevice.

Microsoft invece sta provando a ridefinire i computer che, così come li conosciamo, non cambiano sostanzialmente forma ed utilizzo da 30 anni. Il successo dei sistemi Surface ne è la prova.

Hardware

Il capitolo più doloroso per Apple. Ogni presentazione dei nuovi Macbook (Pro o meno) ed iMac è stata una delusione negli ultimi 4 anni.

Nessuna menzione invece per MacPro o Mac Mini, pare che quei computer siano destinati alla scomparsa. Tanto scarso è l’interesse che ormai non se ne fa menzione in nessuna comunicazione ufficiale Apple per il futuro.

Delusione anche perché i sistemi sono completamente saldati, non aggiornabili e, ancora peggio, sempre più datati. Processori indietro di una generazione (quando non due o più), oltretutto a prezzi da boutique di lusso che ormai sono sempre meno giustificabili.

Alcune piattaforme invece retrocedono a livello tecnico, penso al Mac Mini che non si può più avere con un i7 quad core e come conseguenza nel mercato dell’usato un Mini del 2012 si può pagare più caro di uno con un anno di età.

Idem per il MacPro. Può capitare di pagare più caro un MacPro 2010 di un modello 2013 con meno anni alle spalle. Si paga l’espandibilità che, nella versione cilindro, è un retaggio del passato. Tutto si può (e si deve) collegare con dongles, cavi, adattatori ed alimentatori.

La spirale è talmente in declino che i nuovi MacBook Pro non hanno nemmeno ottenuto il bollino di approvazione di Consumer Reports per via del consumo eccessivo della batteria.

Apple ha risolto il problema brillantemente disabilitando l’indicatore di durata stimata della batteria allegando che non è un dato preciso.

Successivamente hanno rilasciato una patch per Safari che dovrebbe risolvere il problema. Fatto sta che l’indicatore per la batteria non è tornato.

Eppure quella funzionalità era lì dai tempi dei primi iBook e pare che sia sempre stata “attendibile”. 😉

Anche la connettività ne ha fatto le spese. Apple vuole convincerci, a tutti i costi, che levare porte di connessione sia un giusto sacrificio in nome di qualche grammo in meno e qualche mm levato.

Nulla di più sbagliato. Questa è una pubblicità Apple dell’epoca Mac Vs Pc:

Questa invece è la vita di oggi con dongles, adattatori, caricatori, alimentatori, convertori, moltiplicatori, hubatori. Tutti in vendita per soli 39,99€. Cosa sono 39,99€ quando si può collegare una Micro SD:

C’è poi la mancanza di idee. Tutto è statico. Uno sguardo non attento non riesce a trovare molte differenze tra un MacBook Pro del 2010 ed uno del 2016.

La barra led è un ridicolo tentativo di far passare un’idea ergonomicamente sbagliata come l’ultimo ritrovato dell’interazione uomo-macchina.

E funzionano pure male, pare. In rete si trova più di un video che evidenzia problemi alle GPU dei modelli top di gamma. Si risolverà, come al solito, tirando al ribasso il clock e le prestazioni delle GPU.

Software

Altro brutto capitolo. MacOS è sempre più arenato nelle idee, sempre più esoso di risorse tanto che gli SSD opzionali sono ormai un (costoso) obbligo.

Sempre più risorse vengono dedicate alla creazione automatica di album fotografici, riconoscimento facciale, bottoni per condividere a qualche social network e via di questo passo.

Sempre più programmi vengono “semplificati” (o meglio, castrati nelle sue funzioni) per “armonizzarle” con l’esperienza su iOS. Basta vedere quanto accaduto alla suite iWork.

Altri software invece sono del tutto scomparsi, penso ad esempio ad Aperture. Per la serie, piuttosto che dedicare sviluppatori ad Aperture preferisco mandarli a disegnare Emoji e lasciare il mercato ad Adobe.

Idem per Safari. Mi trovo ad aggiungere sempre più eccezioni al codice Javascript solo per Safari. Sembra quasi che sia diventato il nuovo Internet Explorer.

Prezzo

Fino al 2014 la differenza di prezzo tra un sistema Windows e Mac, a pari specifiche, girava intorno al 50-60% del prezzo del sistema Windows.

Quindi i 1000€ di un HP all-in-one con Windows 7 (che da usare era un incubo) diventavano 1600€ di un iMac. Per i portatili la differenza era leggermente superiore.

Ora invece a Cupertino hanno perso ogni vergogna.

Workstation da tavolo come le ultime HP Z2 Mini costano circa un terzo di un MacPro.

Lo stesso iMac che quattro anni fa costava 1600€ ora ne costa circa 2800€. A parità di specifica.

La differenza con un sistema windows è oggi di oltre il 200% del prezzo e se prima si poteva giustificare con il software oggi invece non è più possibile.

Se invece il sistema desktop ce lo si costruisce da soli la differenza è francamente assurda, nell’ordine del 300%.

Windows 10 è (finalmente) un sistema valido e con idee innovative. MacOS è rimasto al palo e le uniche novità appartengono alla sfera dell’interazione con gli iDevice.

Manutenzione, aggiornabilità e costo a lungo termine

Apple declassa i suoi prodotti a “vintage” dopo 5 anni. Vintage significa che Apple non fornirà più assistenza, hardware o software che sia.

Un conto veloce:

3000€ per un iMac i7, 16Gb Ram, 256 SSD. Dopo 5 anni non ho più assistenza e vorrei forse cambiarlo anche per stare al passo. Supponiamo quindi di venderlo a 1500€. Rimangono 1500€ per 5 anni, 300€ all’anno di “noleggio” insomma.

Dopo 7 anni invece diventano “obsolete”, il che significa che nè Apple, nè i suoi Service Providers avranno parti di ricambio, a meno che non sia rimasta in magazzino da qualche parte ed in questi casi i prezzi sono astronomici.

Un affare per i professionali che non possono permettersi di stare fermi a lungo in caso di malfunzionamento.

Sempre che il pezzo sia sostituibile inoltre. La Ram è saldata. I dischi anche e ormai non si tratta nemmeno di schede M2 ma di chip sparsi e saldati. Stesse considerazioni per la GPU. Nemmeno le batterie ormai sono “user changeable”.

C’è poi da aggiungere al conto il costo degli adattatori comprati nel corso degli anni che ormai sono del tutto inutili. Io ho adattatori FireWire -> USB, Thunderbolt -> DVI, Thunderbolt -> LAN e per fortuna non sono entrato nella spirale USBC.

Tutta roba che finisce inesorabilmente nella spazzatura. Un favore all’ecologia.

Siete ancora convinti che, nel 2017, un mac sia ancora un valido acquisto?

La resa dei conti

L’utenza professionale è quella che ha “sdoganato” la piattaforma Mac nelle aziende.

Grazie a quella gli sviluppatori hanno visto crescere la massa critica che giustifica lo sviluppo di software dedicati alla piattaforma Mac.

Sempre grazie a quella massa critica le aziende hanno iniziato ad integrare i sistemi Apple nelle infrastrutture, all’inizio solo per il manager snob di turno, poi per chi se lo portava da casa ed infine lo offrono come equipaggiamento allo staff.

Apple, nella sua superbia e altezzosità, sembra aver dimenticato questo e volta le spalle a chi l’ha portata dove sta oggi.

Mi torna in mente uno degli ultimi concerti dei Sex Pistols. Hanno suonato solo “No Fun” e Johnny Rotten ha chiuso con “Ever get the feeling you’ve been cheated?”

Da Mac a Windows, guida alla migrazione (o ritorno)

In questo articolo non entrerò nel merito del perché sono tornato a windows dopo quasi dieci anni di mac. I (tanti) perché li riserverò per un articolo successivo.

Mi limiterò a descrivere i passaggi da eseguire dando per scontato che si sia già in possesso di un sistema windows funzionante, sia esso auto assemblato che acquistato.

Per i device iOS disconosco come si sincronizzano su Windows dato che sono già passato ad Android mesi fa e non ho mai usato iOS con Windows.

Disclaimer

Gli attuali prezzi delle licenze Office concedono poche scuse, quindi buona parte del processo di ritorno è mirato al supporto di Office, OneNote e OneDrive.

Dove possibile proporrò anche alternative free. Continue reading Da Mac a Windows, guida alla migrazione (o ritorno)

Filtrare pubblicità con linux e un raspberry, bricolage per nerds

Sempre più tracciati, osservati e, alcune volte, anche perseguiti.

Se ci capita di cercare un prodotto su Amazon, ebay o chi per esso quante volte notiamo l’annuncio dello stesso prodotto quasi ovunque? Andiamo sul sito di un giornale, anche straniero ed eccolo lì, l’annuncio dello spazzolino elettrico che cercavo. Mi perseguiterà almeno per un mese.

Oppure vado su un giornale qualsiasi ed ecco gli annunci di incontri, compra casa, acquista auto e via dicendo.

Usando un computer ci si può difendere con adblock (anche se di recente hanno aperto un “servizio”, a pagamento naturalmente, per consenstire alcune pubblicità), ghostery, ublock origin e altri.

Molto peggio con i telefoni, tablet o smart tv dove (che casualità!) non si possono installare i plugin summenzionati se non con limitatissime funzionalità.

Naturalmente nessun governo ha ancora deciso di legiferare in materia quindi tocca fare da sè.

Sfruttando un’idea che esiste da tempo e ispirato da progetti interessanti ho deciso di mettere il cappellino da nerd e dedicarmi al bricolage digitale per risolvere, o quanto meno ridurre, il fastidio.

L’idea è in giro da tempo, si tratta di scaricare una lista di domini conosciuti per l’advertising e filtrarli a livello DNS, ridirezionando la richiesta ad un server locale che restituirà un’immagine GIF trasparente di 1 pixel.

Armato quindi di un raspberry (ma si può usare un qualsiasi PC con linux) mi sono dedicato a scrivere i passi necessari e relativo software per monitorare le statistiche, trovate tutto su un mio repo in github con le dovute istruzioni.

Fatto tutto si ottengono risultati davvero buoni. Interessante notare come in un giorno soltanto ci siano circa 2000 richieste DNS che vanno ad advertisers. Navigando in due persone.

total_ads_day

Ora però la domanda sorge spontanea.

Com’è possibile che, da solo ed in pochi giorni e con un device da 76€ (spedizione inclusa), riesca a filtrare quasi 2000 richieste di advertisers al giorno mentre il mio modem/router da quasi 200€ non può farlo?

Non mi piace pensare ai complotti e non giro per casa con un cappello d’alluminio ma non riesco a non ricordare che “pensare male è peccato, ma spesso ci si azzecca”.

advertising_gone

Da iOS a Android

A molti utenti iPhone capita prima o poi. L’iPhone si rompe (o addirittura non è più supportato) e quando si va in un negozio a comprarne uno nuovo si strabuzzano gli occhi guardando i prezzi dei terminali, specie confrontandoli con le offerte Android. Altre volte invece si tratta solo del gusto di cambiare “tanto per farlo”.

Il processo decisionale si complica se si è utenti mac e si vuole continuare a mantenere tutto sincronizzato per bene come avviene sfruttando i servizi iCloud e quindi i contatti, bookmark, foto, musica, reminder, note, keychain (per chi si fida 🙂 ) e via dicendo.

Leggendo siti vari l’operazione viene dipinta come “una passeggiata” ma la realtà non è proprio così, purtroppo tocca invocare parecchi santi prima di avere qualcosa di similare.

Prima di iniziare mettiamo le mani avanti: il risultato non sarà MAI come avere i servizi iCloud per foto, note e reminder e la sincronizzazione iTunes di musica, libri e foto. Per alcune cose (specie foto e musica) ci si deve accontentare.

Continue reading Da iOS a Android

#bandalarga? #certo, #lavoltabuona

Prendo spunto da Punto Informatico che ha riportato un interessante studio sulla situazione broadband in europa.

Il primo dato interessante è che la velocità media Europea è superiore a quella US, la grossa differenza è che loro scaricano in media al 101% della velocità contrattata mentre da noi si riduce al 63%. Insomma, ci mentono bellamente e paghiamo malamente.

La solita questione della “banda garantita” (o SLA), grande invenzione delle telco per proteggersi il fondo schiena.

La sezione più interessante comunque riguarda la copertura con livelli oltre 30Mbps, desolazione. Non servono ulteriori commenti.

broadbandcoverage
Fonte: Digital Agenda for Europe

eBay hack, niente da vedere

Il database di eBay è stato compromesso di recente, da un articolo su ArsTechnica si legge che è la solita tecnica del compromettere account dei dipendenti, la solita sindrome di Fort Apache insomma, ci si protegge contro tutto dal di fuori ma il problema è sempre dentro la propria struttura.

Come si legge nel comunicato di eBay “Financial and credit card information was apparently not affected as it is “stored separately in encrypted formats.”

Bullshit, pura bullshit.

Oggi come oggi qualunque informazione è di carattere finanziario. Si possono dare (o subire) tante fregature anche solo avendo indirizzo, telefono, nome e cognome di una persona. Provare (o subire) per credere.

Il problema serio è proprio questo. Ogni database utenti/clienti che ho visto contiene in formato criptato solo i dati finanziari o password degli utenti. Invece tutti i dati utenti dovrebbero essere in formato criptato, compreso indirizzo, telefono, età, data di nascita, tutto quanto, nemmeno gli operatori di ebay dovrebbero poter vederli ma se fosse così come potrebbero le varie aziende passare ore e ore ad analizzare il proprio customer database per poter spammare e scambiare dati con altri…non lo accetterebbero mai.

 

Yahoo, we will track you

Da Ars Technica:

Yahoo yesterday announced that it will stop complying with Do Not Track signals that Web browsers send on behalf of users who wish to not be monitored for advertising purposes.

Ma che strano. E’ proprio strano che il Do Not Track sia del tutto ignorato da quasi tutti.

Per quanto mi riguarda non uso yahoo da anni, ora mi hanno convinto a fare due click e toglierlo del tutto dal browser. Addio.

In ogni caso hanno ottenuto quello che volevano, che si parlasse un po’ del loro ormai defunto…stavo per scrivere portale, ma è antico, non saprei nemmeno definire yahoo.

Tutorial: Anonimato Online

Credete che Firefox, Chrome o Safari (spero non stiate usando Explorer…) siano realmente “privati” quando si usano le funzioni incognito, private browsing e simili?

Falso. Basta un veloce giro su alcuni test, ad esempio ip-check.info [JonDonym IP Check] e potrete constatare di persona quanto sia enorme la mole di dati che permette di identificare, quasi univocamente, la vostra presenza, si parte da dati semplici come i maledetti cookies passando per qualii plugin siano abilitati, la risoluzione dello schermo, i font installati e persino la tab history. Provate a fare questo test con i vostri browser, prima in modalità normale e poi con le funzioni di anonimizzazione del browser. Le conclusioni le lascio a voi.

Interessante anche notare quanto sia ormai localizzata l’informazione del vostro indirizzo ip, qualche volta arriva persino ad identificare la via precisa da dove vi state collegando. Provate pure http://wtfismyip.com/ [What The Fuck is my IP].

Poi ci sono i provider. A meno che il traffico non sia criptato, e spesso non lo è, loro possono vedere per filo e per segno tutto quello che gira per la vostra utenza. In Italia il data retention è normato e gli ISP sono tenuti a tracciare tutte le attività online. Che siti guardiamo, a chi scriviamo, qualsiasi cosa. Siamo anche tra i primi ad aver firmato per l’ACTA [Wikipedia]. Non c’è da soprendersi vista la forza (e gli interessi correlati di chi ci governa) che ha la SIAE da noi.

Non c’è molto da aggiungere poi quando si tratta di governi stranieri, Snowden, Wikileaks, Anonymous e altre fonti hanno già scoperto molto ed è palese che c’è molto altro.

Quindi, visto che nessun ente preposto a questo compito è in grado e forse nemmeno realmente interessato a proteggere il nostro privato tocca fare da soli.

Tutti i suggerimenti riguarderanno Mozilla Firefox ma presumo che chi usa Chromium (o Chrome, forse) non avrà grossi problemi a seguire i consigli. Non conosco Opera e su Explorer non voglio sprecare nemmeno un byte (tantomeno sul sistema operativo di Redmond).

Quindi, si parte. Continue reading Tutorial: Anonimato Online

Privacy, muovetevi, è ora

A quanto pare inizia l’operazione per screditare il Datagate, Snowden. Un po’ come è avvenuto per Wikileaks. Si vedono sempre più spesso articoli che cercano di far passare Snowden come una “marionetta” imbonita ad arte da questo o quel governo. Ora anche qualche libro [Amazon].

La verità è che gli US (e i loro stretti alleati anglofoni come UK, AU, NZ) spiano da tanti anni, vedi Echelon. Chissà quante volte hanno rubato segreti industriali ed economici per i propri scopi. (Il consorzio Airbus? La Petrobras? Le banche estere?)

La parte più ignobile di tutto ciò è che gli US considerano un attacco informatico come casus belli per una dichiarazione di guerra. Se non ci credete leggete qui [NY Times] e qui [Wikipedia]. Come si sarebbero comportati se a spiare gli US fosse stata la Germania? O la Russia? Non prendiamoci in giro, non sarebbe certo finita a vino e tarallucci.

Continue reading Privacy, muovetevi, è ora