Wikileaks, App Store, Censura, Disgusto.

Nel tempo record di un paio di ore un’app non ufficiale di wikileaks è stata pubblicata e rimossa dal fantastico, scintillante, perfetto, insostituibile, ma sopratutto controllabile, App Store.

La scusa è molto banale:

… secondo altre fonti potrebbe essere altrettanto plausibile che Apple abbia sanzionato la raccolta fondi attraverso un’app che è a pagamento, cosa non ammessa dalle regole. Per altro chi raccoglie fondi, anche se da un’app gratuita, deve essere parte di un’associazione di volontariato o a sfondo caritativo…

Tutto è ancora più chiaro e delineato quando si legge questo articolo.

Il messaggio è molto chiaro, casi come quelli di wikileaks non dovranno più accadere e questa è opinione comune di tutti i governi, il cui scopo finale, ricordiamoci, è rimanere al potere. Nessuna grande corporazione si può permettere di trovarsi contro i governi, per ora la stessa app su android rimane disponibile ma chissà per quanto. A mio modesto parere, la rivelazione più grossa di wikileaks non è in nessuno degli articoli portati alla luce del pubblico (comunque più preoccupato a scegliere quale cinepanettone vedere per primo), la rivelazione più grossa è semplicemente che il tanto sbandierato primo emendamento, o la presunta libertà americana, è solo una grossissima balla e nel momento del bisogno hanno usato tutti i metodi bizantini tanto criticati quando a farlo sono altri. E’ da qui che arriva “l’ignoranza è forza”, meno sa l’individuo e meno può pensare, viene concessa la libertà di pensiero proprio perché l’individuo non è in grado di pensare e per evitare che lo faccia è sufficiente controllare l’informazione, che di questi tempi si può fare semplicemente cancellando un paio di entry su un dns o modificando il routing, è così facile da essere disarmante.

Continue reading Wikileaks, App Store, Censura, Disgusto.

I had a dream…

Presto ci sarà qualche evento ben calibrato per far passare al mondo la voglia di wikileccare, magari un conflittino a bassa intensità con la Korea del Nord, qualcosa di molto televisivo, altre immagini IR da mandare alla CNN, qualche fantastica pellicola registrata da un drone e l’attenzione del pubblico si dimentica di quei noiosi, banali, scontati documenti di Wikileaks, dopotutto non raccontano niente di veramente spaventoso, almeno per ora, che tutti i governi si spiassero, che tutti nascondessero coltelli dietro la schiena mentre si danno la mano è cosa che si sa sin dai tempi di Machiaveli.

Buona maggioranza della gente che conosco sostiene che quei documenti non andavano divulgati, che sono cose che già si sapevano e i soliti blahblahblah.

La triste verità di tutta questa faccenda è che ciò che ne esce è che i paesi che tanto sbandierano la costituzione, la libertà di pensiero e di parola si sono comportati esattamente come i tanto criticati Iran, Cina, Arabia Saudita e buon resto dell’allegra combricola. Anche gli stessi metodi bizantini. Quelli dotati di un minimo di spirito critico dovranno guardare sotto tutt’altra prospettiva i servizi al telegiornale che parlano dell’ennesima privazione o censura nel mondo cosidetto “non civilizzato”.

Credevamo di vivere in un mondo libero? Magari sono inguenuo ma credevo di sì. Tutta una grossa balla, “Freedom is Slavery” scrisse qualcuno tanti anni fa, questa è forse la verità sconcertante che Wikileaks ha rivelato a noi tutti.

Il flusso del silenzio, l’insistenza dell’oblio

Grazie per avermi accolto in questa Roma del Ventunesimo secolo, un posto che non ho avuto il piacere di visitare prima d’ora, sebbene l’abbia visitato un tempo, nelle spoglie di un uomo più giovane, in una delle sue innumerevoli versioni precedenti. Roma: un insediamento umano antico e al contempo infinitamente contemporaneo.

E sappiamo come utilizziamo la storia di Roma, o di qualsiasi altro posto: ci serve a distinguerci da ogni altra specie di questo pianeta.

Il tempo si muove in una direzione, la memoria in un’altra, e noi siamo impegnati a costruire artefatti per contrapporci all’inarrestabile flusso dell’oblio. In realtà, ci contrapponiamo al flusso del silenzio. Erigiamo pietre: le pietre parlano, anche dopo tutti questi secoli. Contro la pressione del silenzio, dell’oblio, contro l’assenza di memoria, schieriamo vari tipi di principi di informazione.

I primi elementi di informazione, forse, erano pezzetti di argilla color ocra, il bisonte riprodotto nella risoluzione minima necessaria. La stilizzazione dei graffiti delle caverne non ha perso minimamente la sua efficacia, neanche dopo tutti questi millenni, di quale schermo del mondo odierno potremo dire la stessa cosa nel giro di un decennio?

E quei bisonti saranno riconoscibili, inalterati, su qualsiasi piattaforma, qualsiasi mezzo d’informazione dovessimo possedere. Riecheggianti contro il silenzio, emersi dall’oscurità primigenia grazie a un impulso che ciascuno di noi ha provato, da bambino, disegnando. Riecheggianti in questa cosa che abbiamo sempre prodotto, questo immenso e incredibile meccanismo che conserva l’informazione nei suoi interstizi, una memoria globale, comunitaria, una nostra protesi a cui abbiamo iniziato a lavorare ancor prima di lavorare sul legno, sulla pietra, sull’acciaio o sui materiali genetici.

Non ho il minimo dubbio che durante la mia vita questo meccanismo sia cresciuto in modo più strisciante, più potente, pressoché onnicomprensivo. Lo so perché quando ero un bambino il flusso dell’oblio e l’eventualità del silenzio erano ostacolati con minore precisione.

Continue reading Il flusso del silenzio, l’insistenza dell’oblio

L’ignoranza è forza

Giornata storica.

La rete, come la conosciamo noi, è stata quasi sbattuta a terra:
Web Censorship Bill Sails Through Senate Committee | Epicenter | Wired.com.
Ci è mancato davvero poco questa volta.

Battaglia vinta, ma solo per ora.
Il guaio è che, prima o poi, le lobby, filibustieri e gli interessi di pochi troveranno un’amministrazione più allineata. E’ solo questione di tempo.
Continueranno ad insistere, ne hanno tutta la forza economica e temporale per farlo, fino a che non riusciranno nel loro intento.
Le generazioni a venire daranno semplicemente per scontato l’eventuale organismo di censura senza porsi domande del tipo “ma se lo levassimo?” e senza porsi domande etiche del tipo “ma è proprio corretta la censura?”

Continue reading L’ignoranza è forza