#bandalarga? #certo, #lavoltabuona

Prendo spunto da Punto Informatico che ha riportato un interessante studio sulla situazione broadband in europa.

Il primo dato interessante è che la velocità media Europea è superiore a quella US, la grossa differenza è che loro scaricano in media al 101% della velocità contrattata mentre da noi si riduce al 63%. Insomma, ci mentono bellamente e paghiamo malamente.

La solita questione della “banda garantita” (o SLA), grande invenzione delle telco per proteggersi il fondo schiena.

La sezione più interessante comunque riguarda la copertura con livelli oltre 30Mbps, desolazione. Non servono ulteriori commenti.

broadbandcoverage
Fonte: Digital Agenda for Europe

JitPack, come usare maven e github

Integrare un progetto GitHub con Maven ora é diventato facilissimo, basta andare su JitPack e cercare il git repo che si vuole includere, successivamente si tratta di aggiungere poche righe al proprio pom.xml. 

<repository>
    <id>jitpack.io</id>
    <url>https://jitpack.io</url>
</repository>

e successivamente:

<dependency>
    <groupId>com.github.User</groupId>
    <artifactId>Repo name</artifactId>
    <version>Release tag</version>
</dependency>

Come indicato nello stesso sito, se il progetto non ha nessuna release si può applicare uno specifico commit id.

Feature Creep

Dopo anni di sveglie puntuali e brutali maltrattamenti la mia sveglia ha tirato l’ultimo sospiro (o si è suicidata magari). Trattandosi di un articolo semplice mi reco al primo negozio di elettrodomestici con l’idea di trovare qualcosa con un design gradevolmente moderno e che magari abbia più di una sveglia programmabile, magari con orari diversi per giorni diversi e, se possibile, con pannelli solari così da non dover pensare e comprare le batterie. Non hanno svegie, solo TV al plasma 4k, tv curvi, frigoriferi che fanno il ghiaccio, il ghiaccio tritato, rasoi a 77 velocità e altre cose che non svegliano. “Prova da mediaworld” mi dicono.

Primo giro al mediaworld. Nulla. Mille sveglie con differenti modalità per vedere il meteo dentro casa e fuori, per vedere il meteo da quattro fonti diverse, che proiettano l’ora sul tetto, in casa del vicino o su uno schermo 4k (Chuck Norris ne ha uno a 5k), altre che si collegano al telefono (per fare cosa non mi è chiaro), altre con radio, con radio e previsioni meteorologiche, con radio e tv, con radio e mp3, se cercassi bene troverei alcune anche con connessioni dirette a youporn.

Nessuna che faccia la sveglia programmabile però. Niente che possa fare solo da sveglia e con un (uno, uno soltanto) bottone ben grosso per poterla zittire. Niente di tutto questo. Sveglie atomiche e meteorologiche sincronizzate con Francoforte ma con il tasto “snooze” (la funzione primaria di qualunque sveglia!) ben piccolo e sulla parte posteriore della sveglia.

Passiamo da FNAC. Solo radio sveglie. Una sveglia di 4 metri quadrati con design radio anni ’40, sveglie con i digiti rossi che alla bisogna si possono usare anche come fendinebbia e altre due con una miriade di tastini piccolissimi per programmare mille funzioni, tranne le sveglie.

Torno al mediaworld ed alla fine in mezzo al marasma prendo un coso nero orribile che fa anche il meteo e lo porto a casa. Apro il pacchetto ma, per mia sorpresa, non ha la funzione sveglia. Ebbene si, la fantastatica Oregon Scientific BAR806 fa mille idiozie con il meteo, con l’allineamento da una radiofrequenza in Germania, si possono scegliere i °F o °C, previsioni meteo, vedere la temperatura massima e minima della giornata, umidità e chissà che altra futilità nascosta nelle 30 pagine del manuale. Ma non fa la sveglia. Eppure era messa nello scaffale delle sveglie. In compenso ho un LED bello grosso che mi avvisa del pericolo ghiaccio. Peccato che a Barcellona non sia una funzione molto utile. 59.99€ sprecati, la lascio a mia madre che adora sapere il meteo e le previsioni. Io preferisco guardare fuori o aprire la finestra.

Più tardi torno comunque al centro commerciale perché in ufficio la storia della sveglia rotta può funzionare per una settimana ma usare il cane come sveglia, che puntualmente verso le 8:30 piagnucola per mettersi a letto, non è un sistema affidabile. Da mediaworld e FNAC ci sono già stato e girando a casaccio trovo un “mirò” dove hanno finalmente quel che cerco. Una banalissima sveglia Daewoo con un grosso bottone “SNOOZE”. Esteticamente di mio gusto ma non è programmabile con più sveglie su basi giornaliere, comunque ormai ho le palle talmente piene e decido di farmela stare bene per un totale di 14€ e monetine varie.

Alla fine della storia mi è venuto in mente la storia del “What the customer really wanted” e di quanto sia vera quella striscia ancora oggi, spiego quindi perché il post è categorizzato come “Programmazione”.

L’altro giorno abbiamo raccolto una decina di sviluppatori software (tra frontend, backend, QA e UX) per una semplice applicazione CRUD. Una semplice pagina per creare, leggere, aggiornare e cancellare record di un database. Una cosa semplice. Invece in un attimo il tutto è degenerato con notifiche, paginazione della tabella, gestione omonimi, sort vari della tabella, che database scegliere, questo o quello non si può testare, politiche di sicurezza e bagni di sangue vari.

Il Feature Creep è veramente un pericolo molto reale nel quale è facilissimo cadere. Basta aprire iTunes per avere un esempio brillante. O cercare una sveglia.

Java su Synology

A volte può essere comodo avere Java sul proprio NAS Synology e provare piccoli sviluppi software java o magari su tomcat o jetty.

Un bel post su PC Load Letter illustra le operazioni da fare. E’ importante conoscere quale CPU monta il proprio NAS. Funziona perfettamente sul mio DS110J ma non aspettatevi prestazioni da brivido per la JVM, in fondo si tratta di un NAS di 5 anni fa.

Non ho provato ad installare Glassfish o JBoss perché già Tomcat sembra essere al limite su questo NAS, sicuramente con i Synology più recenti la situazione sarà migliore. Onestamente non saprei nemmeno dire se gli application server prima elencati possano funzionare con Java SE Embedded, ma poter avere un Tomcat è una buona cosa.

Italia e tecnologia

Il rapporto degl’italiani con la tecnologia è un problema culturale.

in Brasile, nel 1985, iniziai a programmare a scuola. con dei vecchi apple II. Logo e basic. Fino al 1990, data del mio sventurato trasloco in italia. niente programmazione fino al 1993 quando a scuola s’iniziò con il pascal. primo mondo.
poi l’università, ingegneria informatica ovviamente. siamo già nel ’96. un po’ di C, un po’ di matlab, fortran e tutta programmazione “astratta”. analisi numeriche, algoritmi per trovare lo zero di una funzione e tutta robaccia priva di qualunque senso, c’era l’esplosione del web in quel periodo ma nemmeno un vago accenno a cosa sia apache, http, a come mettere in piedi un database su un server, ma guai a me a non saper dimostrare le equazioni di Maxwell. (se già l’ha fatto lui che cazzo lo devo fare io a fare?)
giusto un corso, validissimo ma comunque troppo teorico, di basi di dati e qualche cenno su intelligenza artificiale, il resto è stato tempo sprecato, come dover ripetere in tre esami diversi che un hardisk ha le tracce, settori, cilindri, tempi di accesso e idiozie simili.
veramente tempo e fatica sprecati, il luogo dove il facile diventa difficile attraverso l’inutile diceva un mio amico. la cosa più importante che mi è rimasta non era sui libri, ma è il metodo. se una cosa non la so c’è di sicuro al mondo un libro che la spiega, continua a sbatterci il cranio e ti entrerà in testa, questa è l’unica cosa che mi è rimasta dell’università. non è roba da poco ma, in ogni caso, niente di vendibile su un cv. Continue reading Italia e tecnologia

Diario di un lamer

Alzi la mano chi non si rivede, anche solo vagamente. Mi ricorda i miei primi esperimenti con linux…

Giorno 1

Oggi ho deciso di installare Linux. Non si può essere un vero hacker se non si usa Linux, e io voglio essere un vero hacker. Soprattutto per far colpo sulle ragazze. Ho chiesto a quelli che conoscevo ed ho scoperto che Giovanni usa Linux; stranamente ha gli occhiali spessi, è sovrappeso, non si lava molto, non si rade e non conosce nessuna ragazza. Mi aspettavo qualcuno di più figo, con gli occhiali scuri anche al chiuso e il trench di pelle. Probabilmente si traveste per non dare nell’occhio. Una doppia vita! Che cosa emozionante diventare un hacker. Mi ha consigliato la Debian dicendo che è la “distruzione di Linux” per veri duri. Io sono un duro. Uso il computer da quando ero piccolo; sempre Macintosh, ma quando uno sa usare un computer, li sa usare tutti! Pensa: l’hacker di “Independence Day” entrava nel sistema operativo di una nave aliena: figata! Chissà perché si chiama “distruzione di Linux”. Dovrò chiedere. Che nome da duro!

Giorno 2

Giovanni mi ha spiegato oggi che la Debian è una DIS-TRI-BU-ZIO-NE di GNU/Linux. Non distruzione. Dice che è molto importante che si dica GNU/Linux, se si dice solo Linux la Microsoft (che dovrei scrivere Micro$oft o Microsuck, non so perché) prenderà il controllo del pianeta, provocherà l’Apocalisse, spegnerà il sole, farà piangere Gesù Bambino e impedirà che ci siano giochi recenti per GNU/Linux. In questo ordine (di importanza). Giovanni dice che GNU vuoi dire “GNU Non è Unix”, però Linux è Unix e Giovanni dice che è da queste contraddizioni apparenti che si capisce chi è un vero hacker. Tutti gli altri sono dei perdenti che si meritano che un Virus spedisca alla nonna pezzi di E-Mail pornografiche scambiate con la morosa. Io non posso essere un perdente perché mia nonna è tetraplegica e non sa usare il computer; oltre tutto, non ho mai avuto la morosa, anche se ho scritto dei racconti un po’ spinti su Kaori della pubblicità del Philadelphia. Sto già diventando un vero hacker.

Giorno 3

Ho smesso di fare domande a Giovanni, perché il suo travestimento da non-figo puzza davvero tanto e non riesco a concentrarmi trattenendo il fiato. Chissà dove si procura il suo “odore di ascella non lavata da quindici giorni”, è DAVVERO realistico. Un altro segreto hacker, immagino. Ho comprato una rivista con i CD della Debian. Da questa notte il mondo sarà mio: devo solo installarla, poi sarò un vero hacker. Nella rivista non ci sono donnine nude: un vero hacker si eccita con le immagini dei computer nudi (smontati), o con il “codice sorgente”. Ci ho provato, ma ho ancora molto da imparare.

Giorno 4

Non trovo setup.exe nel CD. Sarà rovinato. Domani lo vado a cambiare.

Giorno 5

Non c’è il setup.exe! È tutto molto semplice: si inserisce il CD a computer spento, si seleziona da BIOS di boot-are (un modo di dire inglese che vuoi dire “stivalare”, ah! gergo hacker!) da CD, e si installa. Facilissimo. Ci ho messo solo 3 ore a capirlo. Ora devo solo scoprire come invocare il BIOS.

Giorno 7

Sono fortunato! Il BIOS nel mio computer si invoca semplicemente premendo i tasti CTRL-ALT-SHIFT-CANC-Q-W-E-R-T-Y-1-2-3-4-5 contemporaneamente nei 4 microsecondi in cui avviene il check della memoria. Pensa che nel computer di uno che conosco è possibile invocarlo solo nelle notti di luna nuova, dopo la mezzanotte, se si rimane all’interno d’un pentacolo tracciato per terra col sangue d’un gallo nero. È destino che io diventi un hacker. Continue reading Diario di un lamer

eBay hack, niente da vedere

Il database di eBay è stato compromesso di recente, da un articolo su ArsTechnica si legge che è la solita tecnica del compromettere account dei dipendenti, la solita sindrome di Fort Apache insomma, ci si protegge contro tutto dal di fuori ma il problema è sempre dentro la propria struttura.

Come si legge nel comunicato di eBay “Financial and credit card information was apparently not affected as it is “stored separately in encrypted formats.”

Bullshit, pura bullshit.

Oggi come oggi qualunque informazione è di carattere finanziario. Si possono dare (o subire) tante fregature anche solo avendo indirizzo, telefono, nome e cognome di una persona. Provare (o subire) per credere.

Il problema serio è proprio questo. Ogni database utenti/clienti che ho visto contiene in formato criptato solo i dati finanziari o password degli utenti. Invece tutti i dati utenti dovrebbero essere in formato criptato, compreso indirizzo, telefono, età, data di nascita, tutto quanto, nemmeno gli operatori di ebay dovrebbero poter vederli ma se fosse così come potrebbero le varie aziende passare ore e ore ad analizzare il proprio customer database per poter spammare e scambiare dati con altri…non lo accetterebbero mai.

 

Apple, un desktop, per favore

iMac or Mac Pro.

Ci sarebbe anche il Mac mini ma non ne ho mai trovato un senso. Il MacPro, in un ambito casalingo non ha proprio senso ed un prezzo proibitivo.

Rimane solo l’iMac, già avuti in passato ma alla lunga non ho resistito con il display lucido ed il singolo disco fisso, all’epoca gli SSD erano troppo cari e poco diffusi, avevo optato per un MacPro (quando i prezzi erano ancora umani) e vivevo felicemente, fino a quando per lavoro non è dovuto diventare un MacBook che è veramente perfetto per quel che devo fare (java, sql, unix, virtual machines e compagnia).

Rimane solo un problema, il gaming occasionale che con il MacBook proprio non s’ha da fare. Per quanto sia valido il lavoro fatto da intel con i chipset Iris semplicemente non funzionano con i giochi, basta un semplice anti alias a 2x ed ecco che il sistema si scalda tantissimo. Continue reading Apple, un desktop, per favore

Yahoo, we will track you

Da Ars Technica:

Yahoo yesterday announced that it will stop complying with Do Not Track signals that Web browsers send on behalf of users who wish to not be monitored for advertising purposes.

Ma che strano. E’ proprio strano che il Do Not Track sia del tutto ignorato da quasi tutti.

Per quanto mi riguarda non uso yahoo da anni, ora mi hanno convinto a fare due click e toglierlo del tutto dal browser. Addio.

In ogni caso hanno ottenuto quello che volevano, che si parlasse un po’ del loro ormai defunto…stavo per scrivere portale, ma è antico, non saprei nemmeno definire yahoo.

Tutorial: Anonimato Online

Credete che Firefox, Chrome o Safari (spero non stiate usando Explorer…) siano realmente “privati” quando si usano le funzioni incognito, private browsing e simili?

Falso. Basta un veloce giro su alcuni test, ad esempio ip-check.info [JonDonym IP Check] e potrete constatare di persona quanto sia enorme la mole di dati che permette di identificare, quasi univocamente, la vostra presenza, si parte da dati semplici come i maledetti cookies passando per qualii plugin siano abilitati, la risoluzione dello schermo, i font installati e persino la tab history. Provate a fare questo test con i vostri browser, prima in modalità normale e poi con le funzioni di anonimizzazione del browser. Le conclusioni le lascio a voi.

Interessante anche notare quanto sia ormai localizzata l’informazione del vostro indirizzo ip, qualche volta arriva persino ad identificare la via precisa da dove vi state collegando. Provate pure http://wtfismyip.com/ [What The Fuck is my IP].

Poi ci sono i provider. A meno che il traffico non sia criptato, e spesso non lo è, loro possono vedere per filo e per segno tutto quello che gira per la vostra utenza. In Italia il data retention è normato e gli ISP sono tenuti a tracciare tutte le attività online. Che siti guardiamo, a chi scriviamo, qualsiasi cosa. Siamo anche tra i primi ad aver firmato per l’ACTA [Wikipedia]. Non c’è da soprendersi vista la forza (e gli interessi correlati di chi ci governa) che ha la SIAE da noi.

Non c’è molto da aggiungere poi quando si tratta di governi stranieri, Snowden, Wikileaks, Anonymous e altre fonti hanno già scoperto molto ed è palese che c’è molto altro.

Quindi, visto che nessun ente preposto a questo compito è in grado e forse nemmeno realmente interessato a proteggere il nostro privato tocca fare da soli.

Tutti i suggerimenti riguarderanno Mozilla Firefox ma presumo che chi usa Chromium (o Chrome, forse) non avrà grossi problemi a seguire i consigli. Non conosco Opera e su Explorer non voglio sprecare nemmeno un byte (tantomeno sul sistema operativo di Redmond).

Quindi, si parte. Continue reading Tutorial: Anonimato Online