Improvvisamente…tutto diventa più vecchio

Se non siete appena arrivati da Giove saprete che Apple ha presentato il nuovo iPhone, non voglio scendere nei dettagli del telefono ma mi ha colpito il connettore, se non altro perché in Europa, dal 2009, è obbligatorio l’utilizzo del mini USB.

Il giorno successivo è stato il solito sul web, chi inveisce perché ha appena preso un costosissimo Bang & Olufsen, chi perché dovrà ricomprare tutta una serie di adattatori, chi trolla nei vari forum, chi si lamenta perché manca la funzionalità che si aspettava e chi si lamenta perché tocca aspettare troppo per averlo. Continue reading Improvvisamente…tutto diventa più vecchio

Desktop Linux: Morto?

Mi è capitato di leggere un articolo di Miguel de Icaza [Wikipedia], come dire non proprio l’ultimo arrivato, dal forte titolo “What killed the Linux desktop”. Già dal titolo si capisce che Miguel dà per morto il pinguino su desktop, asserzione che tra l’altro mi trova d’accordo, un po’ meno le motivazioni. Continue reading Desktop Linux: Morto?

OSX 10.8, rimuovere doppioni nel menu contestuale

Recentemente ho aggiornato Pixelmator dalla versione precedente alla release ora presente solo su App Store (:/)

Risultato? Un bel doppione nel menu contestuale (click destro) quando si selezione “Open with…”. Sul web si trovano varie soluzioni ma pare che Apple abbia spostato l’eseguibile lsregister, il comando diventa quindi:

/System/Library/Frameworks/CoreServices.framework/Versions/A/Frameworks/LaunchServices.framework/Versions/A/Support/lsregister -kill -r -domain local -domain system -domain user

Apple vs Samsung, Un miliardo, ma di cazzate

Finalmente finisce questo triste capitolo. E’ arrivato il verdetto e, per farla breve, Samsung deve pagare 1bln US$ di risarcimento per violazione dei brevetti contestati.

Mi sembra un verdetto totalmente assurdo. Se andiamo a spulciare nell’elenco delle violazioni troviamo:

  • pinch to zoom
  • rotate
  • double tap to zoom in
  • double tap to zoom out

Trascuriamo l’assurdità del meccanismo brevettuale che consente di brevettare ciò che non si dovrebbe poter brevettare e che dovrebbe costituire invece un semplice standard di interfaccia uomo-macchina, ne avevo già discusso qui. Continue reading Apple vs Samsung, Un miliardo, ma di cazzate

Dropbox, Google Drive, SkyDrive, iCloud, tutto per loro

Attualmente lavoro con 1 MacPro a casa, 1 Workstation HP salcavolochemodello con Windows 7, 1 iPad, 1 laptop-muletto ubuntu a casa.

Ad un certo punto sorge la necessità, del tutto legittima, di avere un servizio che sincronizzi, tra questa pletora di immondizia elettronica, alcuni archivi, magari documenti ai quali si accede spesso, roba sulla quale si lavora anche da casa :(, qualche file che ci si scarica in ditta e si vuole avere sul sistema di casa quando si torna dal lavoro e via dicendo. Continue reading Dropbox, Google Drive, SkyDrive, iCloud, tutto per loro

Ciao Steve

Non sempre sono stato d’accordo con le tue visioni, non ho gradito il tuo progressivo dimenticare il passato da smanettone per diventare il guru del consumismo sfrenato, non ho gradito la creazione dei walled garden, ma ciò nonostante, grazie di tutto.

Stay hungry, stay foolish

Lambert, il leone tenerone

Il riferimento al noto cortometraggio Disney è voluto e spiegherò tutto, tempo al tempo.

Fino a qualche settimana fa non avevo la minima intenzione di aggiornare il mio mac con l’ultimo felino di Cupertino. Avevo visto la presentazione “Back to the Mac” e mi aveva lasciato quantomeno perplesso.

Eppure, quando finalmente divenne disponibile non ho resistito al richiamo, al ruggito del marketing spietato, ed eccomi lì a versare il modesto obolo e a scaricare il malloppone di 3.45Gb.

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La mania del controllo

Avete un iMac comprato nel 2011? Non potete cambiarvi l’hardisk, infatti Apple, molto applescamente, ha deciso di estendere il connettore SATA standard con una serie di piste che servono per comunicare i dati operativi dell’hardisk, anche questo con un non meglio definito “Apple Firmware”. Morale della storia, se si cambia l’hardisk con uno tradizionale si finisce per mandare le ventole al massimo e conseguente fallimento nel Apple Hardware Test.

Sembra quasi un caso di Embrace, Extend and Extinguish, e della peggior specie.

Ma c’era proprio bisogno? Per quale arcano motivo si decide di precludere all’utente (che ha sganciato una buona dose di euro) la possibilità di andare dal negoziante di fiducia e comprare un hardisk nuovo? Così si preclude all’utente anche la possibilità di tenere il sistema aggiornato nel corso degli anni. Fa tutto parte della cosidetta “obsolescenza pianificata”, un vero e proprio disastro.

L’UE dovrebbe prendere provvedimenti, non è minimamente pensabile, nel 2011, che un produttore hardware decida di usare connettori non standard, ed ecco alcuni motivi:

  • è un problema di inquinamento, perché gettare alle ortiche la possibilità di andare ovunque a comprare un upgrade disco? molto meglio creare stock per questi nuovi dischi, nuove linee di rifornimento, nuovi processi produttivi.
  • è un problema di disponibilità, chi mi garantisce che tra quattro/cinque anni questi stramaledetti hardisk siano prodotti da qualcuno solo per Apple?
  • è un problema di libertà, la tanto vantata libertà della famosa pubblicità 1984 di Apple, chi è il mostro ora?

Evitate di comprare i nuovi iMac, questa è l’unica opzione che abbiamo come consumatori.

Asus K52F + Ubuntu 10.10 + Intel SSD = Nirvana

Recentemente ho venduto il mio Macbook Pro di due anni fa, lo stesso che avevo dotato di un SSD Intel X25M G2 e che avevo testato in precedenza.

La tentazione iniziale era di andare a comprare un Macbook Air da 13″ ed affidare l’SSD al MacPro, però mi dava leggermente fastidio l’idea di regalare altri soldi ad Apple, proprio la stessa Apple che tanto è cambiata negli ultimi anni e che proprio non riesco più a digerire, e se proprio devo dirla tutta gli Air non mi convincono tanto, specie perché montano, ancora nel 2011, processori Core2Duo (CULV oltretutto), sarebbe stato un declassamento dal mio vecchio Pro dal punto di vista puramente prestazionale.

D’altro canto non volevo nemmeno regalare soldi a Microsoft per una licenza Windows che non avrei mai utilizzato. Per quanto ritenga Windows 7 un valido prodotto semplicemente non fa per me, lavoro con vari unix da svariati anni ed ho sempre fatto fatica ad utilizzare i sistemi operativi di Redmond.

L’alternativa resta quindi Linux ma poi sorge il problema di cercare un portatile che non abbia problemi di compatibilità. Purtroppo ormai molti portatili hanno preso la strada della scheda video discreta oltre all’integrata IntelHD e su Linux è un problema ancora non risolto efficacemente. Poi sorge il secondo problema, ovvero scovare online qualcosa di decente e privo di licenza.

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Mac App Store, perché l’ho cancellato

Il tuo mac è mio. Questo è il succo di Mac AppStore. Lo scopo ultimo di questa mezza rivoluzione è proprio quello di blindare completamente l’installazione degli applicativi nei vostri mac, allo stesso modo di come avviene per iPhone, iPad e iPod. Il perché è presto detto, dopotutto Apple incamera il 30% di ogni applicativo venduto attraverso il suo bazar, ora finché si tratta del giochillo tipo Angry Birds per cervelli inferiori posso anche capire che lo sviluppatore sia pronto ad accettare il ricatto di Apple pur di avere una visibilità garantita e di evitare tutte le grane inerenti ai metodi di pagamento, al hosting online e compagnia bella.

Lo sviluppatore però, oltre al summenzionato 30%, deve accettare tutta una serie di regole che vanno sotto il nome di Mac App Store Review Guidelines (PDF), in caso contrario cala la scure di Cupertino e l’applicazione non ce la farà ad andare nello store. Alcune delle più assurde, a mio avviso ovviamente:

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