Italia e tecnologia

Il rapporto degl’italiani con la tecnologia è un problema culturale.

in Brasile, nel 1985, iniziai a programmare a scuola. con dei vecchi apple II. Logo e basic. Fino al 1990, data del mio sventurato trasloco in italia. niente programmazione fino al 1993 quando a scuola s’iniziò con il pascal. primo mondo.
poi l’università, ingegneria informatica ovviamente. siamo già nel ’96. un po’ di C, un po’ di matlab, fortran e tutta programmazione “astratta”. analisi numeriche, algoritmi per trovare lo zero di una funzione e tutta robaccia priva di qualunque senso, c’era l’esplosione del web in quel periodo ma nemmeno un vago accenno a cosa sia apache, http, a come mettere in piedi un database su un server, ma guai a me a non saper dimostrare le equazioni di Maxwell. (se già l’ha fatto lui che cazzo lo devo fare io a fare?)
giusto un corso, validissimo ma comunque troppo teorico, di basi di dati e qualche cenno su intelligenza artificiale, il resto è stato tempo sprecato, come dover ripetere in tre esami diversi che un hardisk ha le tracce, settori, cilindri, tempi di accesso e idiozie simili.
veramente tempo e fatica sprecati, il luogo dove il facile diventa difficile attraverso l’inutile diceva un mio amico. la cosa più importante che mi è rimasta non era sui libri, ma è il metodo. se una cosa non la so c’è di sicuro al mondo un libro che la spiega, continua a sbatterci il cranio e ti entrerà in testa, questa è l’unica cosa che mi è rimasta dell’università. non è roba da poco ma, in ogni caso, niente di vendibile su un cv. Continue reading Italia e tecnologia

Diario di un lamer

Alzi la mano chi non si rivede, anche solo vagamente. Mi ricorda i miei primi esperimenti con linux…

Giorno 1

Oggi ho deciso di installare Linux. Non si può essere un vero hacker se non si usa Linux, e io voglio essere un vero hacker. Soprattutto per far colpo sulle ragazze. Ho chiesto a quelli che conoscevo ed ho scoperto che Giovanni usa Linux; stranamente ha gli occhiali spessi, è sovrappeso, non si lava molto, non si rade e non conosce nessuna ragazza. Mi aspettavo qualcuno di più figo, con gli occhiali scuri anche al chiuso e il trench di pelle. Probabilmente si traveste per non dare nell’occhio. Una doppia vita! Che cosa emozionante diventare un hacker. Mi ha consigliato la Debian dicendo che è la “distruzione di Linux” per veri duri. Io sono un duro. Uso il computer da quando ero piccolo; sempre Macintosh, ma quando uno sa usare un computer, li sa usare tutti! Pensa: l’hacker di “Independence Day” entrava nel sistema operativo di una nave aliena: figata! Chissà perché si chiama “distruzione di Linux”. Dovrò chiedere. Che nome da duro!

Giorno 2

Giovanni mi ha spiegato oggi che la Debian è una DIS-TRI-BU-ZIO-NE di GNU/Linux. Non distruzione. Dice che è molto importante che si dica GNU/Linux, se si dice solo Linux la Microsoft (che dovrei scrivere Micro$oft o Microsuck, non so perché) prenderà il controllo del pianeta, provocherà l’Apocalisse, spegnerà il sole, farà piangere Gesù Bambino e impedirà che ci siano giochi recenti per GNU/Linux. In questo ordine (di importanza). Giovanni dice che GNU vuoi dire “GNU Non è Unix”, però Linux è Unix e Giovanni dice che è da queste contraddizioni apparenti che si capisce chi è un vero hacker. Tutti gli altri sono dei perdenti che si meritano che un Virus spedisca alla nonna pezzi di E-Mail pornografiche scambiate con la morosa. Io non posso essere un perdente perché mia nonna è tetraplegica e non sa usare il computer; oltre tutto, non ho mai avuto la morosa, anche se ho scritto dei racconti un po’ spinti su Kaori della pubblicità del Philadelphia. Sto già diventando un vero hacker.

Giorno 3

Ho smesso di fare domande a Giovanni, perché il suo travestimento da non-figo puzza davvero tanto e non riesco a concentrarmi trattenendo il fiato. Chissà dove si procura il suo “odore di ascella non lavata da quindici giorni”, è DAVVERO realistico. Un altro segreto hacker, immagino. Ho comprato una rivista con i CD della Debian. Da questa notte il mondo sarà mio: devo solo installarla, poi sarò un vero hacker. Nella rivista non ci sono donnine nude: un vero hacker si eccita con le immagini dei computer nudi (smontati), o con il “codice sorgente”. Ci ho provato, ma ho ancora molto da imparare.

Giorno 4

Non trovo setup.exe nel CD. Sarà rovinato. Domani lo vado a cambiare.

Giorno 5

Non c’è il setup.exe! È tutto molto semplice: si inserisce il CD a computer spento, si seleziona da BIOS di boot-are (un modo di dire inglese che vuoi dire “stivalare”, ah! gergo hacker!) da CD, e si installa. Facilissimo. Ci ho messo solo 3 ore a capirlo. Ora devo solo scoprire come invocare il BIOS.

Giorno 7

Sono fortunato! Il BIOS nel mio computer si invoca semplicemente premendo i tasti CTRL-ALT-SHIFT-CANC-Q-W-E-R-T-Y-1-2-3-4-5 contemporaneamente nei 4 microsecondi in cui avviene il check della memoria. Pensa che nel computer di uno che conosco è possibile invocarlo solo nelle notti di luna nuova, dopo la mezzanotte, se si rimane all’interno d’un pentacolo tracciato per terra col sangue d’un gallo nero. È destino che io diventi un hacker. Continue reading Diario di un lamer

Megaupload e DataGate…così simili

Megaupload: azienda non americana che ha violato la legge americana, sappiamo tutti come andrà a finire.

NSA: azienda (?) americana che ha violato la legge di molti paesi del mondo, sappiamo tutti come andrà a continuare.

Ho aspettato tutto il 2013 ma pensavo che ci sarebbe stata più indignazione a seguito delle rivelazioni di Snowden, invece hanno quasi tutti fatto spallucce e, molto probabilmente, aperto negoziati per scambiare dati.

Nemmeno ascoltare direttamente il cellulare di altri capi di stato ha sollevato scalpore quando invece la storia ci insegna che ci sono state guerre iniziate per molto meno, provate solo a pensare se invece di essere Ob(s)ama ad intercettare la Merkel fosse stato il reciproco, oppure qualcosa tipo che ogni BMW/Mercedes/Audi venduta ai panzoni-armati mandasse alla casa madre, in Germania, dati sull’utilizzo delle vetture. Sarebbe stato un autentico pandemonio, invece, una telefonatina con qualche parolaccia ma poi finisce sempre a vino e tarallucci, ad esempio. [Wikipedia]

E da noi? Già me la vedo la NSA da noi. Al massimo avrebbero potuto sentire membri del governo organizzarsi la serata con un paio di amici ottuagenari e qualche mignotta, dirigenti e calciatori che combinavano i risultati, clericali che si mandano i link a video hot via ICQ. Il problema più grave è che pochi al potere capiscono, o almeno si interessano, di questi temi, c’è da considerarsi fortunati se sanno usare l’email, specie al reparto usati, pardon, la sala egizia, il contenitore di ectoplasmi dei ghostbusters, no, non era nemmeno così, insomma, il reparto geriatrico o come cavolo si chiama, ah ecco, il senato.

Note for NSA, keywords follow, SIGINT not necessary: Osama, Islam, UBS, Megaupload, Snowden, Anonymous, Silk Road, Credit Suisse, Assange, SIGINT, Petrobras, XKeyscore.

PRISM, che meraviglia

Il mondo è sotto shock, ha scoperto PRISM. Incredibile vero?

Incredibile è che chiunque facesse suonare i campanelli d’allarme anni fa veniva bollato come “complottista”, con “manie di persecuzione”, “pensa te se si metteranno a spiare gente come noi”.

Incredibile è che tutti credono riguardi solo il paese dei puritani timorosi in perenne fuga dal re cattivo, anche la nostra (carissima) UE ha un discreto peso nella faccenda. Ora ci spieranno anche i conti correnti, che bonifici fate, da chi comprate, quanto avete, quanto dimostrate e quanto dovrete avere.

Ma la cosa più incredibile è che la gente si sta abituando a non avere una vita privata.

Sapete che c’è, in un mondo dove nessuno legge un’EULA e accetta qualunque policy, che compra i prodotti che compra, che riversa tutta la vita su Facebook, Twitter, Instagram, Google e allegra compagnia, ma di che privacy vi lamentate?

PRISM non è che un aggregatore, i veri data entry siete voi.

I primi a non volere la privacy siete voi.

Ancora sulla morte dei personal computer

Mi sembra che ci sia ancora qualcosa da dire sulla tanto chiaccherata morte dei PC. E’ pur vero che non sono un sostenitore di Windows 8, ma da qui a dare tutta la colpa del crollo delle vendite dei classici PC (e con PC includo anche i Mac) a Windows 8 non è corretto. Continue reading Ancora sulla morte dei personal computer

Ciao Steve

Non sempre sono stato d’accordo con le tue visioni, non ho gradito il tuo progressivo dimenticare il passato da smanettone per diventare il guru del consumismo sfrenato, non ho gradito la creazione dei walled garden, ma ciò nonostante, grazie di tutto.

Stay hungry, stay foolish

Cosa blocca l’innovazione? La proprietà intellettuale!

Pare che qualcuno, con le mani nelle leve decisionali, abbia iniziato a porsi alcune domande interessanti sulla tecnologia e relativa innovazione, ad esempio gli americani, chiedendo pareri ai comuni cittadini attraverso il proprio sito.
Un articolo su Groklaw prende in esame la domanda ed arriva proprio diretto al punto, ovvero che per accelerare l’innovazione è necessario rivedere il concetto di proprietà intellettuale.
Ora stiamo vivendo un’era in cui le grosse corporazioni si danno mazzate miliardarie, a suon di avvocati, per presunte violazioni sul codice software, sulle sue funzionalità, su quante dita si possono usare per scorrere una finestra su un touchpad, si è arrivati persino al paradosso di permettere ad un’azienda di brevettare, ad uso esclusivo, la parola “libro” e “faccia”.
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